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22/08/2010 09:59

Una mezza buona idea

Bossi ieri a Bergamo ha messo in bocca al defunto padre le maledizioni contro i democristiani mafiosi e l' auspicio che qualcuno “vada giù e li strozzi tutti, quei delinquenti”. Per la prima volta ha avuto l’ accortezza di sparare le sue abituali spacconate, attribuendole ad altri anché declamarle in prima persona. Deve essere l’ influenza di Roma, che lo induce a mitigare il linguaggio.
Ma una mezza cosa giusta l’ ha detta: “I ministeri. Noi li volgiamo a Milano, a Torino, a Venezia….”.
La disseminazione degli uffici che fanno capo al Governo creerebbe solo confusione. Tuttavia, l’ idea del decentramento dei poteri centrale è valida, se riferita alle altre funzioni costituzionali e di potere pubblico in senso lato: Presidente della Repubblica, Corte costituzionale, Corte di Cassazione, competenze del TAR del Lazio, Consiglio di Stato, Corte dei conti, CSM,, direzioni generali e centrali di INPS, INAIL, Agenzie pubbliche, Autorità garanti, Rai e via elencando tutte le istituzione di contrappeso e di controllo dell’ esecutivo e dell’ attività politica e di gestione di funzioni pubbliche diverse da quelle del Governo . La concentrazione a Roma di tutti i vertici dei poteri pubblici è funzionale solamente a consolidare un grumo di potere, in apparenza succube del Governo di turno ma in realtà autoreferenziale e indifferente all’ esito delle elezioni e cioè alla democrazia .
Inviato da: alberto   - Commenti (0)

03/08/2010 18:45

I bilanci dei partiti

Il Giornale, Il Fatto e altri quotidiano si stanno sollazzando con il pasticcio dell’ appartamento di Montecarlo, messo nelle disponibilità del fratello di Elisabetta Tulliani, attuale compagna di Fini, pervenuto in eredità al partito di AN, già confluito nel PDL e da pochi giorni rinato, intanto, nei gruppi parlamentari autonomi di “Futuro e Libertà”.
Quello che tuttavia stupisce maggiormente in questo caso come nei tanti di opaca amministrazione dei bilanci dei partiti, dei sindacati e di tutte le associazioni private, che gestiscono rilevanti interessi pubblici, è che ci si soffermi sui singoli episodi senza chiedere la regolamentazione per legge dei loro patrimoni. Sembra quasi che si preferisca lasciare che queste suburre restino occasione di ricatto per il fesso di turno: nel ’92 con tangentopoli i partiti della così detta prima repubblica e oggi si vedrà. Dovrebbe, infatti, risultare a tutti evidente che la mancata regolamentazione della gestione delle finanze dei partiti e delle altre associazioni che svolgono attività di diritto pubblico è una delle fonti del malcostume e della corruzione, che impediscono all' Italia di progredire sulla strada del risanamento.
Inviato da: alberto   - Commenti (0)

31/05/2010 16:43

La cana, le cane

Voi sapete cosa sono "la cana e le cane". Io l' ho capito solamente dopo essermi letto tutto l' articolo a firma di Maria Laura Rodotà, apparso su "Io donna", il settimanale che mi hanno rifilato sabato scorso insieme al quotidiano. La Rodotà lamenta che vogliano trasformare in veline anche "le nostre cane", mettendo in vendita solo collari da femmina tutti incrostati di brillanti e riferisce che per protesta ne ha acquistato uno da maschio per la sua "cana".
Lo so che non suona bene apostrofare una signora con l'appellativo di "cagna" ma, se è per questo, suona altrettanto male dare del "cane" ad un uomo.
Forse è meglio ricercare le pari opportunità per altre vie, continuando a chiamare le bestie con il loro nome.
Inviato da: alberto   - Commenti (0)

22/03/2010 15:20

Il fenomeno è inquietante:

programmi di denuncia come Striscia la notizia, Le Iene e Mi manda Raitre smascherano finti maghi, guaritori e falsi fenomeni paranormali mettendo in guardia gli spettatori contro truffe e raggiri. L’esempio più eclatante è quello di Vanna Marchi che fu arrestata e processata proprio grazie a Striscia. Ma altre trasmissioni, col pretesto di parlarci di misteri e di fatti che sfuggono alla razionalità, concedono i riflettori a discutibili personaggi.

Il risutato è che l’opera meritoria di informazione e denuncia viene purtroppo vanificata da conduttori che invece danno credibilità a medium, scaccia fantasmi, guaritori.

Possibile che la razionalità debba essere così contrastata? La verità è che si costruiscono programmi ad hoc basati su fatti misteriosi perché stimolano la curiosità morbosa della gente e funzionano come strumenti acchiappa audience.
Inviato da: terra   - Commenti (0)

22/01/2010 11:18

E giusto favorire il bilinguismo?

Una consulta per la tutela del friulano
La intende realizzare il sindaco dopo aver lanciato la proposta di favorire il bilinguismo a Lucinico e San Rocco
di Patrizia Artico
Una consulta comunale per la tutela della cultura friulana: è quanto auspica di poter realizzare in tempi brevi il sindaco, Ettore Romoli, che ieri, dalle pagine del Messaggero Veneto, ha lanciato la proposta di favorire la nascita del “bilinguismo” in chiave friulana in due quartieri cittadini, quelli di Lucinico e di San Rocco. Un’idea, quella della consulta, che viene accolta con favore dai presidenti dei due parlamentini, Giorgio Stabon e Pierpaolo Silli, i quali ritengono, comunque, che la valorizzazione della cultura e della lingua friulana debba passare anche attraverso altre iniziative.

Il dibattito si accende proprio mentre la commissione regionale per le attività culturali e le identità linguistiche, presieduta da Kristian Franzil, ha appena approvato il provvedimento legislativo per l’ingresso della lingua friulana nelle scuole e negli uffici pubblici. Un provvedimento che il sindaco Romoli vorrebbe però rimodellare, rendendola a misura della particolare situazione in cui si trova Gorizia. «All’uso della lingua slovena in alcuni quartieri, praticata come bilinguismo visibile e tutela dei diritti individuali di questa etnia – spiega Romoli – si aggiunge oggi, in questi termini, anche l’uso del friulano. È evidente che Gorizia è una città composita, ma, personalmente – precisa Romoli, con chiaro riferimento alla prossima normativa regionale – penso che, comunque, non si possa esasperare questo trilinguismo per creare una città con pluri-identità e, quindi, senza identità. D’altronde, non ritengo corretto rifiutare “tout-court” l’uso della lingua friulana che è parlato abitualmente nel quartiere di Lucinico e parzialmente in quello di San Rocco, pertanto sono dell’avviso che si debba assolutamente riconoscere la friulanità della nostra città e, quindi, valorizzare la lingua friulana nei due quartieri penso sia la soluzione più equa ed equilibrata». Annuncia, quindi, che quando la legge sarà approvata «si realizzeranno manifesti e cartelli stradali di lingua italiana e friulana e nei quartieri dove, appunto, c’è una storica e radicata componente di lingua friulana. Inoltre è mia intenzione verificare la possibilità di istituire una consulta per la tutela della cultura friulana. Tutte queste proposte, ovviamente, sono al momento personali – conclude Romoli – e saranno presentate al consiglio comunale che dovrà decidere nella sua sovranità».


Per il presidente del consiglio di quartiere Giorgio Stabon, l’idea di attivare una consulta «è molto valida, ma spero che non ci si fermi lì. Io credo che l’uso della lingua friulana dovrebbe essere incentivato nelle scuole d’infanzia, lasciando poi successivamente alle famiglie e agli stessi genitori di proseguire o meno questa esperienza nelle scuole dell’obbligo, senza però alcuna imposizione. A Lucinico quasi tutti parlano friulano, anche se i giovani stanno perdendo la padronanza, per mille motivi, di questa lingua, ma c’è un forte interesse anche da parte loro. Lo scorso anno – ricorda – abbiamo attivato un corso per l’insegnamento del friulano con l’aiuto della Filologica e ci sono state 30 adesioni, una decina delle quali riguardava giovani sui vent’anni. L’i nteresse, quindi, c’è e sono assolutamente dell’avviso che si debbano incentivare le iniziative per evitare di perdere l’uso di questa particolare lingua, profondamente legata alle nostre radici».
Inviato da: terra   - Commenti (1)


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